!ndia, la città santa di Varanasi

14.11.2011 - L’India vanta molte città sante ma Varanasi, sulla riva occidentale del Gange è, per gli Hindu, la più santa per eccellenza.
Nello stato federato dell’Uttar Pradesh Varanasi, conosciuta anche come Benares e Kashi, è considerata la città abitata più antica del mondo, essendo popolata ininterrottamente da oltre quattromila anni, ma è anche, da sempre, il cuore pulsante della spiritualità indiana.

Secondo l’Induismo, Benares è l'unico posto della terra in cui gli dei permettono agli uomini di eliminare il samsara, l’eterno ciclo di morti e rinascite: per questo, nel corso dei secoli, un numero incalcolabile di fedeli è venuto a morire qui.
Ogni credente, almeno una volta nella sua vita, deve essersi recato a Varanasi per immergersi nelle sacre acque del Gange e almeno da 5 diversi ghats, le rampe di scale in pietra da cui si accede al fiume.

Su ogni ghat c’è la vita, un eterno movimento di uomini, bambini e donne nei loro sari colorati ed eleganti: da qui, fin dall’alba, si compiono le abluzioni, si medita, ci si lava e si fa il bucato, si concludono affari e si compiono le cerimonie religiose.

Qui, in quella che è la Città della Luce – le antiche scritture la chiamano Città Eterna- ma anche la dimora del Signore Shiva e della Grande Madre Ganga, i morti vengono bruciati e le ceneri sparse sul Gange.

Il rito della cremazione avviene, in gran parte, presso i ghat di Manikarnika e di Harischandra: i corpi dei defunti, avvolti da un lenzuolo, vengono trasportati su una lettiga di legno e deposti sulle pire funerarie, cataste di legno opportunamente preparate, bruciati ed infine le loro ceneri gettate nel Gange.
Vista la sacralità del luogo, chi può cerca di venire a morire qui e le pire bruciano 24 ore su 24; al tramonto, mentre i brahmini, i sacerdoti Hindu, compiono i riti, la folla affida al fiume le fiammelle accese con le loro speranze e le loro preghiere, insieme alle collane di fiori offerte alla Madre Ganga e che è possibile acquistare in ogni ghat.

L’atmosfera è particolare, magica, carica di spiritualità e sono sempre molti i turisti che, da una barca che risale il fiume, assistono a queste cerimonie rituali e condividono un’emozione molto forte.

Già questo farebbe di Varanasi un luogo privilegiato da visitare, ovviamente con il rispetto dovuto, ma la città offre molto di più, a cominciare dai templi, alcuni dei quali accessibili agli stranieri non Hindu.

Uno di questi è il Bharata Mata, dedicato alla Madre India al cui interno vi è la famosa mappa in rilievo del Subcontinente: fu inaugurato dal Mahatma Gandhi nel 1936.

Maestoso e bello è il tempio Kashi Vishwanath, dedicato a Lord Shiva al cui interno si venera il sacro Lingam, simbolo di vita generatrice.

Famoso è anche il Tulsi Manas Mandir, il tempio sui cui muri è riprodotto il Ramayana, il poema epico che racconta la storia del re Rama, una reincarnazione di Vishnu.

Un altro dei templi più conosciuti e venerati è quello del 18esimo secolo dedicato alla dea Durga, emanazione e simbolo di potere e forza, e tanti altri templi che vale la pena di scoprire con un viaggio in loco.

È consigliabile un giro per la città, per partecipare alla vita della popolazione: nel quartiere di Chawk si tiene il mercato più caratteristico di Varanasi tra biciclette, pedoni, macchine e vacche che circolano liberamente.
Da visitare un laboratorio per la tessitura della seta, un altro dei motivi che ha reso Varanasi famosa nel mondo insieme alle sue università e scuole, ancora oggi frequentatissime anche da stranieri, di danza, musica, lingua sanscrita, yoga, astrologia, medicina ayurvedica e molto altro.

Nella sua lunga storia, la città è stata anche la culla del Buddhismo: basta fare un giro a Sarnath, 6chilometri a nord di Varanasi, fra i resti archeologici di antichi stupa e templi e, soprattutto, con una visita al museo locale che, nato nel 1904, è il più antico museo archeologico dell’India.

Qui ci sono reperti magnifici e importantissimi dal punto di vista storico-artistico relativi al Buddhismo: i più antichi risalgono almeno al 3° secolo a.C, al periodo Maurya ed al grande imperatore Ashoka, per poi proseguire con le altri grandi dinastia come quelle Kushana e Gupta, per poi arrivare fino al 12° secolo d.C.
Tra le opere, statua di Buddha e Bodhisattva di una bellezza abbagliante e immagini della dea Tara, di Shiva raffigurato sotto differenti forme, di Vishu e di altre importanti divinità del pantheon brahmanico.

Tra le particolarità, documenti scritti su pietra e il famoso Capitello dei Leoni, un pilastro sormontato da ruote sopra le quali si ergono quattro leoni: di epoca Maurya, magnifico nelle sue fattezze, oggi è l’emblema nazionale dell’India.